Fisioterapia Maniscalco

Ginnastica Posturale

Rieducazione posturale globale

Cos’è la postura?

Per postura si intende generalmente tutte le strategie corporee e muscolari che l’organismo attua, in forma inconscia ed automatizzata, per vivere in ortostatismo (posizione eretta) e quindi vincere la forza di gravità. Queste strategie sono attuabili grazie al tono muscolare e cioè lo stato di minima tensione dei muscoli striati in stato di riposo. Si tratta pertanto, di uno stato attivo che regola la disposizione posturale dei segmenti, e si oppone al loro disordine.

Bisogna pertanto distinguere la muscolatura in due grandi gruppi: muscoli della statica e muscoli della dinamica.

I primi, dal nome stesso, muscoli che garantiscono l’azione “antigravitaria” e quindi la stazione eretta, muscoli in costante attività che ne caratterizza la resistenza, il volume, la contrattilità e la presenza di tessuto connettivo disposto tra le fibre. Il fine di questi muscoli è talmente essenziale che rappresentano circa i 2/3 di tutta la nostra muscolatura; siamo dunque in presenza di uno straordinario sistema di auto-regolamentazione che ci garantisce la stabilità. La natura ha previsto per questi ultimi, nel contempo, anche un’azione dinamica, del resto perfettamente logico, se dobbiamo possedere dei muscoli specifici per ogni funzione, il nostro peso ed il nostro ingombro diventeranno enormi e la postura eretta ancora più difficile. Hanno la tendenza, per la loro azione permanente, di evolvere sempre verso l’ipertonicità, la rigidità ed il raccorciamento.

I muscoli dinamici hanno invece il ruolo di attuare il movimento, hanno una contrattilità maggiore e la loro caratteristica fasica intermittente li porta, in situazioni alterate, all’ipotonia invece che alla retrazione.

Lo studio della postura inizia con lo studio della funzione statica e della sua muscolatura. I gruppi tonici come possiamo vedere hanno una disposizione pressoché verticale e sono organizzati in gruppi coerenti (catene muscolari) destinati ad assicurare le grandi egemonie dell’essere umano:

  • Funzione respiratoria
  • Funzione alimentare
  • Funzione statica
  • Funzione sessuale

Si può definire catena muscolare un gruppo di muscoli qualitativamente uguali nati per compiere la stessa finalità.

Le principali catene muscolari sono:

  • La grande sequenza del controllo posteriore

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la retrazione della grande catena posteriore ci tira indietro.

Formata dai muscoli spinali, pelvi-trocanterici, il grande gluteo, gli ischio-tibiali, il popliteo, il tricipite surale ed i muscoli plantari.

  • La grande sequenza del controllo anteriore

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la retrazione della grande catena anteriore ci tira in avanti.

Formata dal sistema sospensore del diaframma e delle viscere, dal muscolo lungo del collo, dallo sterno-cleido-mastoideo, dagli scaleni, dai pilastri diaframmatici, dall’ileo-psos , dagli adduttori e dal tibiale anteriore.

  • La catena inspiratoria

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la rigidità della catena inspiratoria blocca la parte alta o bassa del torace.
  • La catena antero interna della spalla

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  • La catena anteriore del braccio

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  • La catena antero interna dell’anca

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  • La catena laterale dell’anca

 

  • La catena superiore della spalla

Alterazioni posturali: la difesa di se stessi

Ognuno di noi indossa il suo assetto posturale preferenziale seguendo un proprio codice di attivazione muscolare; in pratica, ognuno, in modo differente dagli altri, adotta una determinata strategia per situarsi nello spazio che lo porta ad attivare alcuni gruppi muscolari piuttosto che altri. Tramite la teoria delle catene muscolari si spiega come un’alterazione dell’occlusione, della funzione deglutitoria, della convergenza oculare, etc., può determinare un’alterazione, una variazione o addirittura una fissazione dell’appoggio podalico. E viceversa.

Tutti i movimenti nascono dalla coordinazione di queste catene muscolari; ed anche la forma stessa del nostro corpo è data dalla preferenzialità dinamica che ognuno di noi esprime verso una delle catene. Una postura preferenziale, o la ripetitività di determinati gesti, può determinare un’attività predominante di una di queste catene.

Forma e morfologia dipendono dalla predominanza delle nostre funzioni.

Nell’immagine sotto possiamo osservare vari tipi di posture primarie. Ad ogni postura corrisponde la prevalenza d’alcune catene muscolari toniche rispetto ad altre, ed ogni tipologia svilupperà nel corso degli anni delle patologie specifiche sia del sistema mio-osteo-articolare che d’altri organi del corpo.

Lo stato della nostra impalcatura condiziona il rendimento degli organi.

Un individuo con una catena inspiratoria molto retratta e quindi poco efficace alla sua funzione, avrà con il tempo problematiche nella performance respiratoria per la grande riserva d’aria polmonare e per lo scarso utilizzo della muscolatura espiratoria attiva (addominali).

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Vari tipi di posture primarie, ad ogni postura corrisponde la prevalenza di alcune catene muscolari.

Quando parliamo di tensioni, abbiamo l’abitudine a pensare ad una cosa negativa mentre quest’ultime sono fondamentali, avendo in precedenza già spiegato cos’è il tono muscolare e le catene toniche, per garantire all’organismo stabilità nello spazio. Non è invece possibile una buona organizzazione morfologica senza equilibrio delle tensioni. Quindi la domanda a cui rispondere è: cosa porta questo disequilibrio?

Partendo dalle minacce che il mondo esterno può portarci e dal modo in cui il nostro apparato esterocettivo è preparato a recepirle, dal modo in cui i nostri centri superiori possono organizzare il nostro equilibrio e la risposta all’ambiente, stili di vita sedentari e coercitivi, lo sport e la ripetizione ossessiva del movimento, risposte antalgiche e psicologiche sono alcuni dei principali fattori che possono portare ad alterazione della postura e quindi della muscolatura statica.

Esempio può essere una distorsione di caviglia, la conseguente zoppia in modo da evitare tutti i movimenti rischiosi, una conseguente contrazione ipertonica dei polpacci e degli ischio-crurali che immobilizzano ginocchio e caviglia, i muscoli spinali compensano il basculare automatico del bacino ed il conseguente innalzarsi del trapezio superiore per alleggerire l’appoggio del piede dolorante durante il cammino. Quindi istintivamente evitiamo un movimento che fa male o preferiamo un atteggiamento confortevole ad una postura esatta e faticosa.

Bisogna sottolineare quindi che ogni disequilibrio delle tensioni tende immediatamente alla organizzazione di un nuovo equilibrio a costo di disassiamenti segmentari.

Non sempre però siamo coscienti che in noi un’aggressione esterna sta modificando il nostro assetto statico-dinamico. Dato che il nostro inconscio regola le funzioni più vitali, i nostri meccanismi automatici di difesa davanti ad aggressioni meno drammatiche cercano di evitare dolori e disagi salvaguardando le funzioni fondamentali senza allertare i centri superiori e cioè il livello cosciente. Queste difese però non hanno i mezzi di apprezzare l’impatto che può avere la ripetizione di tali incidenti, che, portano allo sviluppo silente di alterazioni patologiche.

I meccanismi di difesa sono quindi un’arma a doppio taglio ed il più delle volte il problema diventa cosciente (dolore sciatico, claudicazione, dismorfismi corporei…) quando ormai l’instaurazione patologica è avvenuta.

La colonna vertebrale, non contenta di esser vittima dei suoi muscoli e del suo funzionamento complesso, è anche strumento privilegiato dei meccanismi di difesa. Con le sue 24 ossa mobili e le enormi possibilità di tensioni in tutti i sensi, questo asse a serpente permette molto bene di compensare durevolmente uno squilibrio del bacino e di adattarsi immediatamente ad un gesto che si compie male.

Si può stimare, senza esagerare, che circa il 90% della popolazione ha almeno una volta sofferto di dolori alla colonna vertebrale.

L’immagine seguente ci mostra come un comportamento antalgico di alcuni muscoli (in questo caso il lamellare corto e lo spino trasverso), ingrossati ed accorciati da una parte ed assottigliati e stirati dall’altra, portano i segmenti ossei vertebrali deviati in latero-flessione e in rotazione, oltre che ad una possibile postero flessione.

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Valutazione e trattamento

Ogni metodica terapeutica, degna di questo nome, deve sempre risalire alla causa della lesione anche quando quest’ultima è profondamente celata da compensi e meccanismi di difesa.

La valutazione e l’esaminazione segue sempre delle regole ben precise, anche se in molti casi molte problematiche e compensi si presentano nel momento in cui si effettua il trattamento. La prima regola base è esaminare il paziente nella sua globalità e mai soffermarsi unicamente sul problema per cui ha deciso di curarsi.

L’individuo verrà esaminato in posizione ortostatica nei tre piani spaziali: frontale, sagittale e trasverso.

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Il più delle volte si può utilizzare un filo a piombo che coincide con la linea di gravità.

Dall’osservazione potranno essere rilevate eventuali variazioni di posizione rispetto ad un modello ideale. Si valuteranno inoltre, asimmetrie e rotazioni dei segmenti scheletrici nonché la presenza di zone di alterato trofismo e/o tono muscolare. La deviazione in varismo o valgismo di ginocchia e piedi, la simmetria di spalle e delle creste iliache antero superiori,la linea delle spine iliache postero superiori, l’arco plantare, la linea bipupillare, la linea delle scapole, la linea glutea e le pliche delle ginocchia, nonché il differente carico distribuito tra i due arti inferiori.

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La tradizione olistica considera che la natura vivente è costituita da tutte le cose che interagiscono e che ogni parte possiede le caratteristiche dell’insieme e così il terapista deve affrontare il suo paziente in modo globale.

Correggere soltanto il sintomo, comporta l’acutizzarsi ed il progredire della causa reale del male, e d’altronde considerare solo la causa, costituisce un’astrazione da tutte le compensazioni che si sono fissate modificando, nel tempo la struttura.Prendiamo per esempio ancora una volta la distorsione di caviglia. Proprio per il semplice fatto che i nostri muscoli sono organizzati sotto forma di catene e che una distorsione di caviglia possa provocare un problema lombare o alla spalla, siamo obbligati a praticare stiramenti globali, mettendo in relazione nello stesso tempo gli effetti e le loro cause.

Ogni individuo è unico, ogni caso singolare, ogni approccio dovrà però esser globale, si dovrà differenziare ogni trattamento da un altro, ferme restando alcune regole che, se giuste, saranno sempre immutabili.

Nella rieducazione posturale si cerca la restituzione delle ampiezze articolari normali che si traduce in un buon stato d’elasticità dei muscoli. Queste ampiezze si ricreano grazie allo stiramento simultaneo di tutti i muscoli di una catena o più catene, attraverso delle posture eccentriche , mettendo cioè in tensione le due estremità della catena, ed effettuare delle contrazioni isometriche. Questa procedura, dilacerando il connettivo e formando sarcomeri in serie, riduce stabilmente la resistenza passiva muscolare, rendendo i muscoli realmente lunghi, elastici e fusiformi.

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Stiramenti segmentari, tipo stretching, sono limitati nei loro risultati in quanto non impediscono le varie compensazioni del resto del corpo.

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stretching segmentario, compensazione in iperlordosi del tratto cervicale.

L’elasticità ideale è dunque quella che ci permette di ottenere le normali ampiezze articolari a tutti i livelli e questo sarà possibile solo grazie a stiramenti dolci e prolungati nel tempo, diminuendo la forza di trazione della catena statica trattata per arrivare al risultato.

Questo costituisce uno dei principi base della rieducazione posturale.

Dott. F.t Matteo Serafini

Studio professionale di Fisioterapia Maniscalco

Roma

 

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