Fisioterapia Maniscalco

Ernie discali vertebrali

Che cos’è l’ernia del disco?

Il disco intervertebrale è costituito da una parte periferica chiamata “anulus fibroso”, e da una parte centrale “gelatinosa” detta nucleo polposo.

Ernia discale vertebraleL’ernia del disco è una affezione della colonna vertebrale in cui a causa della degenerazione dell’anulus fibroso del disco vertebrale, si può verificare una piccola rottura, lacerazione, dell’anulus fibroso, o un suo sfiancamento, con conseguente dislocazione del nucleo polposo. Quest’ultimo può quindi andare ad irritare o comprimere l’emergenza delle strutture nervose adiacenti con sintomi vari che possono andare dalle parestesie (formicolio, sensazione di una ragnatela, intorpidimento, riduzione della sensibilità cutanea, dolore, bruciore, sensazione di caldo o freddo) all’impotenza funzionale dell’arto (es. riuscire a tirare su il piede).

 

Il cedimento dell’anulus avviene di solito nell’ambito di un processo lento degenerativo a carico di tutto il complesso osteo-articolare tra una vertebra e l’altra e quindi dovrebbe coinvolgere fasce di età medio-avanzata. Invece la vita sedentaria, il sovrappeso e il ripetersi di ripetuti micro-o macrotraumi sulla colonna vertebrale può provocare una precoce degradazione di tali strutture anatomiche e quindi portare al manifestarsi clinico in età anche giovanile.

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La degenerazione e quindi l’ernia del disco sono spesso legati a fattori congeniti genetico-familiari, attivati o rivelati poi da varie cause come stress e traumi vertebrali, protratte posture viziate, maldistribuzione di carichi sulla colonna ed altri. La responsabilità di fattori genetici spiega i moltissimi casi di degenerazioni discali nell’adolescenza. Il fumo, l’uso eccessivo dell’automobile ed il sovrappeso sono noti fattori favorenti l’usura del disco e quindi la formazione di un’ernia

Le ernie più frequenti sono soprattutto quelle lombari, seguite poi da quelle cervicali e infine da quelle dorsali. Sono però frequenti i casi di ernie multiple.

In rapporto al grado di fuoriuscita del nucleo, abbiamo:

  • ernia contenuta: quando il disco presenta una sporgenza circoscritta nel canale vertebrale (l’anello è sfiancato ma non completamente rotto) e il nucleo polposo non ha superato il legamento longitudinale posteriore;
  • ernia protrusa, da non confondere con la protrusione: è una vera e propria ernia, che consiste nello spostamento parziale del nucleo, a livello del midollo spinale, che quindi rompe le fibre dell’anulus e il legamento posteriore, ma lo stesso nucleo rimane, seppur in parte, attaccato al centro del disco nel quale alloggia normalmente;
  • ernia espulsa o migrata: quando vi è rottura dell’anello fibroso e fuoriuscita nel canale vertebrale di materiale discale che và a migrare sotto o sopra la vertebra vicina.

La protrusione discale è invece una discopatia, ossia un’alterazione del disco intervertebrale. consiste nello schiacciamento da parte del nucleo delle fibre dell’anello. Tuttavia ciò non comporta una rottura delle fibre dell’anello stesso, come succede nell’ernia, ma il suo schiacciamento, soprattutto a livello del legamento longitudinale posteriore.

Essa «accade quando il disco perde la sua consistenza originaria e le sue capacità di ammortizzare i carichi delle vertebre: deformandosi, protrude, cioè deborda e invade spazi non dovuti, per esempio toccando le radici nervose». Una protrusione importante può essere definita come l’anticamera dell’ernia del disco. Nei casi gravi, il disco arriva a comprimere radici nervose e dura madre (ovvero la guaina che riveste il midollo spinale).

La protrusione discale può essere asintomatica, ma spesso provoca dolori localizzati, a volte anche forti, o diffusi lungo il nervo che va a disturbare (sciatica).

In età giovanile le ragioni più frequenti di protrusioni sono sforzi eccessivi (anche da sport violenti), traumi o movimenti sbagliati ripetuti quotidianamente. Con l’età, la predisposizione genetica può sommarsi a posture sbagliate e sedentarietà.

Il 90% delle problematiche dovute a protrusioni si risolve con l’uso per uno-tre mesi di farmaci antidolorifici e antinfiammatori abbinati a fisioterapia

 

Quali sono i sintomi?

La “classica” sintomatologia dell’ernia del disco lombare (che è la più frequente) inizia in genere con il cosiddetto “colpo della strega” (lombalgia acuta con sciatalgia).

A seconda della localizzazione però, (cervicale, lombare o dorsale) si può avere:

      • cervicalgia; cervico-brachialgia(ovvero dolore irradiato all’arto superiore), disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti superiori; disturbi di sensibilità, motilità e riflessi agli arti inferiori;
      • dolore dorsale; dolore intercostale;
      • dolore lombare (lombalgia); lombo-sciatalgia o sciatica, lombo-cruralgia (quando il dolore interessa il nervo crurarle posto davanti la coscia); disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti inferiori; difficoltà a stare fermi a lungo in piedi; disturbi sessuali; disturbi sfinterici.

Oltre alla contrattura della muscolatura paravertebrale ed alla limitazione della motilità della colonna specie in flesso-estensione ed in rotazione, si ha dunque una sintomatologia che interessa alcune zone a seconda della radice nervosa interessata. Spesso in queste zone, corrispondenti a determinate radici nervose, sono presenti parestesie.

Ernia discale vertebrale innervazione arti

 

Le radici colpite con maggior frequenza sono la L5 (ernia dello spazio L4-L5) e la S1 (ernia dello spazio L5-S1). Con minor frequenza è colpita la radice L4 (ernia dello spazio L3-L4).

 

Cosa si deve fare in caso di questi sintomi?

Si dovrà innanzitutto stabilire l’entità della problematica. Dopo aver consultato il vostro ortopedico di fiducia che spesso si avvarrà di alcuni mezzi diagnostici come: la risonanza (RMN); la TAC; l’elettromiografia (EMG); si inizierà un ciclo di cure fisioterapiche.

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Perché si fa la fisioterapia?

Il trattamento, soprattutto all’inizio, è quasi sempre conservativo e si ricorre all’intervento chirurgico solo nei casi di deficit neurologici (perdita di forza o di sensibilità). Il vero problema dell’ernia del disco non è tanto il singolo episodio, che può guarire, bensì la tendenza alle recidive successive. Le recidive dopo un intervento chirurgico raggiungono anche il 70% entro i 5 anni, ecco perché si tende a non operare e ad avere un approccio più conservativo con la fisioterapia. L’intervento chirurgico dovrebbe rappresentare “l’ultima spiaggia” per il paziente affetto da ernia discale.

 

In cosa consiste questo trattamento conservativo?

Il trattamento conservativo consisterà nel riposo, a discrezione del medico nell’utilizzo farmaci e fisioterapia attraverso:

Il trattamento di queste patologie a carico del tratto cervicale e lombare prevede dunque, l’uso delle terapie fisiche per togliere l’infiammazione e di una specifica Ginnastica Posturale che mira ad allungare, rendere più elastica e flessibile la muscolatura e la colonna stessa per ottenere, anche mediante dei “pompage”, una decompressione della radice nervosa interessata. Anche in questo tipo di problematiche, ci tengo a sottolineare come il lavoro di scarico in acqua sia importantissimo. L’integrazione di metodiche come la tecarterapia con massaggio durante la fase capacitiva, il kinesiotaping, l’idrokinesiterapia e successivamente la ginnastica posturale e la terapia manuale, rappresentano spesso l’optimum terapeutico.

Data l’estrema varietà di situazioni il trattamento sarà comunque programmato caso per caso.

Il trattamento medico è invece abbastanza standardizzato: antidolorifici, FANS (Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei), miorilassanti, vitamine B1, B6 e B12. In rari casi, per quelli più dolorosi e complessi, si potrà utilizzare anche il cortisone.

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