Tendinopatie, tendiniti, tendinosi e tenosinoviti

La tendinite, anatomicamente, è l'infiammazione del peritenonio, una sottile lamina connettivale a fibre intrecciate che avvolge tutto il tendine (per questo viene chiamata anche peritendinite).

Il termine tendinite, spesso viene usato impropriamente, anche  in medicina, per riferirsi ad una condizione dolorosa tendinea dovuta ad overuse (sovraccarico). Sfortunatamente  però il suffisso “ite” implica una condizione infiammatoria, significa dunque che è presente un’infiammazione, mentre è stato dimostrato al microscopio che la patologia cronica tendinea è priva di cellule infiammatorie!. Pertanto se la nomenclatura (ovvero l’esatta terminologia) deve essere basata sull’evidenza, il termine tendinite sembra essere inappropriato per una condizione cronica da sovraccarico.

La più comune patologia cronico-dolorosa tendinea è la tendinosi , termine che si riferisce istopatologicamente (al microscopio) a delle modificazioni strutturali del tendine stesso, ovvero: alla degenerazione del collagene, incremento della sostanza di base e neovascolarizzazione, sempre però in assenza di cellule infiammatorie. Le tendinosi pure sono pertanto caratterizzate da manifestazioni degenerative del tendine.

Istologia di un tendine

Il termine tendinosi è stato usato per quasi tre decadi per descrivere l’immagine patologica della matrice extracellulare nella tendinopatia ed ha sostituito il termine tendinite nell’indice ufficiale del codice diagnostico svedese.

L’unica problematica, sino a quanto detto finora, è che i medici non sempre hanno il lusso di poter fare una diagnosi istopatologica col microscopio.

A questo dà una soluzione il termine tendinopatia che si riferisce genericamente alla varietà delle condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine sottoposto a overuse, descrivendo così entità cliniche in assenza di evidenza istopatologica di infiammazione acuta. Tale termine generico che descrive la condizione clinica in cui è coinvolto il tendine, viene preferito da numerosi autori per la diagnosi clinica e può essere usato particolarmente in pazienti che hanno avuto sintomi per molte settimane. Il termine tendinite o tendinosi dovrebbe quindi essere usato solo dopo un’esaminazione istopatologica.

Tra le più note tendinopatie inserzionali (in corrispondenza dunque dell’inserzione del tendine all’osso) troviamo la tendinopatia dell’achilleo e la tendinopatia rotulea. A questi vanno aggiunti i tendini che si inseriscono sull’epicondilo, (si ha dunque quella che è comunemente chiamata epicondilite) i tendini che si inseriscono sull’epitroclea, ( epitrocleite) i tendini adduttori dell’anca ( la tendinopatia degli adduttori può essere una causa della pubalgia, o meglio sindrome pubalgica), i tendini extrarotatori della spalla ( cioè quelli della “cuffia dei rotatori”, coinvolti in quella che veniva una volta chiamata periartrite scapolo-omerale).

La tenosinovite è invece l’infiammazione della guaina sinoviale al cui interno scorre il tendine (non tutti i tendini ne sono provvisti). Questa guaina si presenta dunque ispessita per fenomeni degenerativi e infiammatori. A causa dell’ispessimento della guaina il tendine può non scorrere bene e quindi verificarsi il cosiddetto “dito a scatto” che interessa i tendini flessori delle dita della mano.

La tenosinovite colpisce soprattutto i tendini della mano e del piede, a livello del polso, delle metacarpo falangee e del collo piede.

 

Sintomatologia:

  • dolore spontaneo, specie da sforzo, con conseguente limitazione o sospensione delle attività,
  • dolore alla pressione del tendine interessato;
  • il tendine spesso è ispessito e con una superficie irregolare (rigonfiamento);
  • a volte può esserci anche la presenza di tumefazione sottocutanea causata dall’edema del tessuto peritendineo;
  • nelle tenosinoviti ci può essere il cosiddetto dito a scatto,
  • nelle tendinosi pure la sintomatologia può essere scarsa o addirittura assente.

 

Trattamento:

Nei casi più lievi riposo per due settimane e ghiaccio per 3-4 giorni per 40 min (20’-pausa-20’) 3-4 volte al giorno.

Trattamento fisioterapico con: ultrasuono, ionoforesi, tecarterapia, laser, massaggio trasverso profondo (MTP cyriax), massaggio funzionale, kinesiotaping, kinesiterapia mediante trattamento con esercizi eccentrici. 

Esercizi eccentrici

Riposo funzionale attivo (cyclette o nuoto) in sostituzione momentanea della propria attività sportiva, quindi riduzione del carico.

Nel caso dell’arto inferiore considerare la possibilità di utilizzo di: plantari; talloniere in silicone per la tendinopatia dell’achilleo; tutori tipo chopat strap o aircast per la tendinopatia rotulea o tutori per l’epicondilite.

Tutori

Correzione degli eventuali fattori intrinseci o estrinseci, della flessibilità di uno o più gruppi muscolari, delle anormalità biomeccaniche e del gesto atletico.